L’altra notizia

Non è la notizia che fa scalpore, ma bensì il come e il dove la si dice

“Il Divo” alla ricerca di conferme

con 2 commenti

Il titolo del film è già una corretta trasposizione delle immagini seguenti, nonché un monito per lo spettatore particolarmente esigente e pieno di aspettative su un film che ha suscitato clamore al Festival di Cannes: IL DIVO – La spettacolare vita di Giulio Andreotti.

Un cast made in Italy, perfettamente orchestrato da un Paolo Sorrentino, che ci ha regalato una visione popolar-rock di un periodo oscuro della vita di un uomo ricco di misteri. Il suddetto periodo è quello dell’inizio anni ‘90, ovvero l’inizio della settima legislatura Andreotti, macchiata dagli scandali “Tangentopoli” e dai processi di rapporti con la mafia, avviati dalle confessioni scottanti dei pentiti come Buscetta.

Il film, oltre ad essere un puro fiume di cronaca nera italiana, è una cruda illustrazione dei mali della politica moderna, fatta di corruzione e corruttibilità dei politici la quale “viene opportunamente misurata, come se fosse un normalissimo guinzaglio”, parole di Marco Travaglio nella tanto agoniata puntata di “Che tempo che fa” di Fazio.

Un magistrale Toni Servillo, già stackholder dei rifiuti di GOMORRA, ha dato una corretta interpretazione del personaggio Andreotti, facendo trasparire tutti i suoi lati, ovvero, un uomo cinico e ironico allo stesso tempo e, in particolar modo, “che non crede al caso, ma alla volontà di Dio”.

Dove sta il lampo di genio che rende questo film un cult? La semplicità, l’ingenuità e la spontaneità che solo una mente giovane e fresca come Paolo Sorrentino poteva sfornare, rendendo il film adatto a un pubblico misto e oltremodo “easy”, nonostante gli argomenti siano difficili da trattare. Da segnalare, il monologo di Servillo in una confessione a “se stesso” del metodo cruento di usare il Male per fare del Bene, riferito all’onda di processi che si sarebbe tenuto di lì a breve.

Written by giupino86

Giovedì, 29 Maggio 2008 alle 1:17 pm

Pubblicato in Cinema

The dark side of Naples…al cinema.

con un commento

Era il sogno di tutte le persone che hanno letto il libro di Saviano…poter godere della sua trasposizione, sul grande schermo. Matteo Garrone, già regista dell’acclamato “L’imbalsamatore”, ci ha ragalato un cine-documentario “real time”…ovvero che dal libro ha preso a pieno l’essere tetro delle ambientazioni, senza cadere nell’oblio del carrellone di avvenimenti ben raccontati dal libro e il continuo uso del dialetto (con sottotitoli) rendendo le immagini più “reali”.
Il film si suddivide in quattro storie mischiate in modo disordinato ma efficiente, in puro stile “Pulp Fiction.
Le uniche delle quattro prese a pieno regime dal best seller di Saviano, sono la storia del celeberrimo sarto Pasquale Del Prete e dello stesso Saviano.
La prima tocca le radici dell’assurdo, sia per le condiizoni di lavoro dello stesso che per il suo stupore nel vedere una sua creazione addosso all’attrice Scarlet Johansson durante la notte degli Oscar. Leggere sul libro questa fantomatica storia o vederla sul grande schermo, dà sempre lo stesso effetto: immenso sgomento.
La seconda racconta il giovane Saviano che viene preso in cura da uno stakeholder (“portatore di interessi” o, letteralmente, “uomo indispensabile”) senza scrupoli, magistralmente interpretato da Toni Servillo. Questi si concentrano in particolar modo nel gestire il trattamento di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia (in particolare dal Nord), proponendo prezzi concorrenziali, ma con metodi di smaltimento illegali. Precisamente, sfruttano la profondità di cave usate tempo addietro per l’estrazione del marmo, nella zona del Casertano, per far sprofondare più rifiuti possibili usando tutte le tecniche possibili per non far destare sospetti agli ispettori dell’Ambiente locali. Al termine di questo scempio, Roberto confessa al suo “tutore” la sua volontà di curare le cose in modo diverso, prendendo la sua strada che poi lo porterà a creare questo gioiello del giornalismo.
Le altre due storie sono la rappresentanza della scarica di violenza e crudeltà del Sistema; una è concentrata a Scampia (quartiere a Nord di Napoli) e l’altra sulle rive del litorale Domizio, dove ferve l’attività dei Casalesi.
La prima parla di un ragazzino che in tenera età, Totò, che si trova già a scegliere da che parte stare vista l’imminenza della guerra tra i Di Lauro e gli “scissionisti” consumata a partire dal 2001, provocando la media di un morto ogni 3-4 giorni. Una scossa al cuore dello spettatore, vista la piccola vita dello stesso giovane che con le sue scelte già capisce di aver bruciato la sua vita in mano a dei veri e propri sciacalli. Sempre in questa ambientazione si incrocia la storia del “portasoldi” Ciro, uomo dal cuore di pietra, silenzioso ma in realtà molto emotivo e puro. Nel periodo della guerra di camorra, il suo lato buono verrà fuori, con una toccante richiesta di esclusione dato che nella sua vita non ha mai fatto del male a nessuno, semmai tutt’altro. Capirà col senno di poi quanto sia difficile guadagnarsi, o per meglio dire “comprarsi”, la propria vita in una fuga simbolica verso luoghi lontani da quell’inferno.

La seconda raffigura ancora di più la realtà che i ragazzi del luogo vivono quotidianamente, e soprattutto, la stessa fragilità delle loro menti nell’emulare personaggi di malavita. Questi sono Ciro e Marco, due ventenni del Casertano, che con la loro testardagine e voglia di indipendenza non fanno altro che provocare l’ira dei boss della zona, portandoli solo ad un tragico e crudele epilogo.
Il Festival di Cannes quest’anno avrà tanto da apprezzare tra questo film e quello su Andreotti, “Il Divo”, che uscirà nelle sale il 28 Maggio.
Il fenomeno “Gomorra” non spopola solo nei cinema da ieri, ma dal Novembre 2007 ha catturato l’attenzione di migliaia di spettatori, con interpretazioni semplici e dirette. Rai Due il 25 Aprile ha regalato ai telespettatori di poter godere della bellezza di questo spettacolo, col patrocinio del programma “Palcoscenico” che ha aperto la sua nuova stagione con l’opera tratta dal best seller di Saviano.

Per gli assetati di verità e per coloro che non hanno avuto ancora l’opportunità di leggere il libro, consiglio spassionatamente di andarlo a vedere; non sappiamo quando ci saranno regalati ancora questi capolavori di realtà crude come la malavita a Napoli sul grande schermo
E’ un invito ad approfittarne, per rendere il film un cult del cinema italiano nella stessa misura del libro di Saviano, e soprattutto, per ringraziare lo stesso Roberto di averci regalato la possibilità di sapere tante cose sul “lato oscuro di Napoli” nei minimi dettagli, mettendo anche in gioco la sua incolumità. GRAZIE ROBERTO!!!

Written by giupino86

Sabato, 17 Maggio 2008 alle 10:38 am

Pubblicato in Cinema