L’altra notizia

Non è la notizia che fa scalpore, ma bensì il come e il dove la si dice

Archivio per gennaio 8th, 2012

L’onestà controversa di un uomo fragile: J. Edgar.

lascia un commento »

Immagine

Clint Eastwood si rilancia nel raccontare la sua visione critica degli Stati Uniti mettendo in luce la vita controversa di un personaggio che ha influenzato la politica e gli ideali della più grande democrazia del mondo: J. Edgar Hoover.

Funzionario del Dipartimento di Giustizia, sale all’FBI giovanissimo mostrando subito il suo essere metodico e deciso. Dal 1924 al 1972 serve l’organizzazione federale con estrema dedizione seguendo un unico scopo: difendere a tutti i costi la propria nazione. A dirla così si direbbe che si stia parlando di un eroe nazionale, ma come in tutti i vari personaggi che la storia ci ha consegnato, lasciano un po’ di dubbi sulla tesi che si potrebbe profilare inizialmente.

Il disegno di Edgar Hoover editato da Eastwood, è quello di un uomo cinico, arrivista e a tratti spietato. Una figura che richiama sia il Barry Lyndon kubrickiano che il nostro Senatore a vita Giulio Andreotti, personaggi che con i loro modi inusuali alimentano la soro sete di potere parallela al loro infinito egocentrismo. Il risultato è quello del classico film “scomodo”, molto simile come criticismo al contestato La nascita di una nazione, con ritmi alternati e non lineari, trattando con sufficienza alcuni episodi importanti come il coinvolgimento di Hoover nell’assassinio di J. F. Kennedy a Dallas nel 1963, e dando degli incipit falsi e forzati sull’inizio della sua carriera nel Bureau, attribuendola al procuratore Mitchell Palmer. Ci si concentra maggiormente sulla figura materna di Hoover, che ne condiziona la vita e il carattere, e del suo ipotetico rapporto extra-lavorativo con il suo braccio destro Clyde Tolson. Ha un po’ del provocatorio affrontare il tema dell’omosessualità di Hoover, ventilata tutt’oggi come ipotesi, pensando al ruolo importante che ha ricoperto dell’FBI per molti anni, guadagnando un certo tipo di immagine integra e quasi perfetta che, con questa insistenza di Eastwood, può essere scalfita senza problemi.

Il film in generale può essere più considerato un documentario da programmi di analisi storico-scientifiche che un prodotto da pellicola per il suo continuo rievocare di eventi storici tutto sommato ben rielaborati, soprattutto a livello di mentalità dei periodi man mano trattati.

La prova degli attori è pressoché sufficiente, anche se la delicatezza dei temi trattati probabilmente meritavano molto più astro a livello di recitazione e anche di preparazione a livello di scenografia e trucco.

Il box office americano non ha premiato il film, perché nel finale cancella drasticamente tutta quell’onda di retorica che si crea attorno al personaggio e, come si sa, la gente non è mai pronta ai cambiamenti radicali e a visioni definibili “distorte” della storia. Si alimentano speranze nel mercato europeo sempre sensibile alle storie di personaggi controversi. Consigliato agli appassionati di storia americana e contemporanea, che sono dotati di molta pazienza.

Scritto da giupino86

domenica, 8 gennaio 2012 alle 2:09 pm

Pubblicato in Cinema

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.