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“Angeli e demoni”: il riscatto di Howard & Co.
Gli amanti del best-seller lo ameranno di sicuro, mentre a chi non ha avuto la possibilità (per non dire l’onore) di leggerlo, verrà sicuramente la voglia di farlo. Per la banda di Ron Howard è arrivato a pochi anni dalla parziale delusione de Il codice Da Vinci, un meritato riscatto pieno, con un film che dà grandi emozioni e non stanca mai.
Angeli e demoni è una lezione “scomoda” di storia contemporanea, che evidenzia ancora una volta il grande divario e le grande contraddizioni nel rapporto Chiesa/Scienza, dedite a costruire la stessa verità con mezzi diversi. Si svolge completamente a Roma, perfettamente riprodotta digitalmente, da Piazza San Pietro fino all’inaccessibile Archivio Vaticano, ricostruito grazie alla collaborazione dello scrittore Dan Brown, che ebbe l’onore di visitarli, sotto concessione dell’allora Papa Giovanni Paolo II. Il film non risulta mai banale, lascia sempre lo spettatore incollato allo schermo, bandendo quei tempi morti presenti nel Codice. Seppure a livello prettamente cronologico degli eventi pongono Angeli e demoni prima de Il codice Da Vinci, il cambio di marcia per motivi cinematografici ovvi è ideato in modo magistrale, senza nemmeno la minima grinza, lasciando anche il più appassionato dei lettori di stucco.

Il cast trova la conferma di Tom Hanks nel ruolo del Professor Langdon e, lasciando da parte la location, la sorpresa Favino che porta tutta la sua bravura in rappresentanza del nostro cinema. Dan Brown sarà stato molto ferreo nella scelta della protagonista femminile, che nel libro era raffigurata come una bellissima donna mediterranea, semplice e determinata. Vista la nazionalità italiana della protagonista, l’immaginario del lettore era di vedere un’attrice nostrana nei panni della Dottoressa Vetra, ma il pubblico non rimarrà deluso dall’interpretazione della modella Aylet Zurer, bella sempre e perfettamente calata nella parte. L’altro dubbio era l’interpretazione del giovane Ewan McGregor, che si cala senza difetti nella parte dell’ambiguo Camerlengo, trasposto in video meno cinico rispetto alle righe di Dan Brown.
I vari divieti del Vaticano per le riprese i vari paletti per le scene clou a Roma, non impediscono di dare una visione realistica dei luoghi, nonostante si noti la differenza tra un luogo real e uno digital. Il film nel complesso non si porta alla perfezione non solo per questo brutto ostacolo burocratico (inutile), ma anche per l’eccessivo uso di effetti speciali abbondanti e non necessari, come le riprese al CERN di Ginevra, reso più futuristico di quanto sembra. Inoltre, come per il codice Da Vinci il finale viene stravolto dall’onda di serietà in cui si svolge tutto il film, cioè, se nel cult anti-clericale Langdon riesce a strappare un bacio alla signorina Sophie Neveu, nel film nuovo d’uscita lo stesso Langdon fa della Dottoressa Vetra la sua compagna di vita. Morale della favola: anche gli scrittori più impuntati e colti come Dan Brown trovano lo spazio per la tenerezza e l’amore. Non sono da escludere le classiche imperfezioni discostanti dalla trama del libro, ma il cinema è fin troppo esigente su queste cose, perciò lasciamo che sia il lettore a produrre nella sua fulgida mente il vero Angeli e demoni che tutti ci saremmo aspettati a pieno.